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Questa la lettera consegnata al Comandante della Capitaneria di Porto di Livorno: COMITATO CONTRO IL RIGASSIFICATORE DI LIVORNO E PISA Al Comandante della Capitaneria di Porto di LIVORNO Egregio Comandante,
Le scriviamo in merito al rilascio della concessione demaniale per la realizzazione di un impianto di rigassificazione off-shore al largo delle coste pisano-livornesi. Come Lei sa perfettamente contro l’autorizzazione alla costruzione del rigassificatore offshore di Livorno sono pendenti numerosi ricorsi, uno dei quali presentato da questo Comitato. Recentemente l’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Ambiente ha realizzato un documento in cui si enumerano almeno sette profili di illegittimità dell’autorizzazione in questione. Come forse Lei saprà questo Comitato esprime una forte opposizione popolare ad un progetto che ritiene pericoloso per i rischi di incidente catastrofico, dannoso per l’impatto ambientale che esso provocherebbe, inutile per gli interessi della comunità italiana perché il gas che servirà nei prossimi anni arriverà dal rafforzamento dei gasdotti esistenti e dai nuovi gasdotti che si vogliono costruire, uno dei quali previsto proprio sulla costa toscana, per l’esattezza nelle vicinanze di Piombino. Purtroppo sistematicamente le potenti lobby del gas operano pesanti campagne nei confronti dell’opinione pubblica sostenendo che il nostro paese sarebbe, ormai perennemente, sull’orlo di una grave crisi dovuta a carenza di gas. Così facendo questi settori economici e politici cercano di favorire la costruzione di nuovi megaimpianti, i rigassificatori appunto, che in realtà, se realizzati, faranno dell’Italia un “hub”, uno snodo per il gas proveniente dai paesi produttori e destinato ai mercati del centro e del nord Europa. Con la scusa di evitare l’emergenza energetica si vuole costellare il nostro già fin troppo martoriato territorio di un numero incredibile (i progetti noti sono almeno una quindicina) di impianti ad alto impatto ambientale. Se fossero realizzati tutti i rigassificatori progettati, l’Italia “lavorerebbe” da sola almeno la metà del GNL attualmente adoperato nel mondo. Con questa nostra lettera vorremmo porre alla Sua attenzione alcune questioni nell’intento di dare un modesto contributo ai processi decisionali che la Capitaneria di Porto è chiamata ad svolgere. Innanzitutto facciano notare che l’iter autorizzativo è minato da un vizio di fondo: l’aver considerato il mare un “sito industriale” in modo da consentire l’applicazione delle procedure semplificate previste dall’articolo 8 della Legge 340/2000. Si è così clamorosamente travisato lo spirito della legge che prevedeva una semplificazione delle procedure nei casi in cui i progetti di rigassificatori riguardassero aree già industrializzate e quindi già “predisposte” ad accogliere un impianto industriale. Questo Comitato non condivide tale spirito ma ne prende atto, ma soprattutto prende atto che con l’iter autorizzativo del progetto OLT si è andati ben oltre tale spirito cercando di imporre il principio che il mare antistante le coste pisano-livornesi “è” un sito industriale perché si troverebbe di fronte ad un’area terrestre industriale. Cosa, fra l’altro, anche non vera visto che il sito proposto si trova di fronte ad una zona ad alta intensità turistica come quella di Marina di Pisa e Tirrenia. E’ evidente che per un impianto industriale come il rigassificatore della OLT si dovrebbe eventualmente prevedere l’installazione in un’area industriale così come definita dalla pianificazione territoriale. Ma concorderà con noi che il tratto di mare non è sottoposto ad alcuna pianificazione per il semplice motivo che non può esserlo. Il sito industriale lo istituirebbe di fatto la concessione demaniale qualora essa venisse rilasciata dalla Capitaneria di Porto di Livorno, che si renderebbe responsabile, con atto unilaterale, di un precedente pericoloso: la definizione di sito “industriale in mare” e, quindi, di una pericolosa apertura alla delocalizzazione in mare di attività industriali. Le domandiamo se la Capitaneria di Porto ha la competenza per prendere tale decisione foriera di conseguenze gravissime per il territorio livornese e, in generale, nazionale. La seconda questione che Le vogliamo porre riguarda l’impatto ambientale del progettato rigassificatore. Un’attenta analisi dell’iter autorizzativo ha convinto questo Comitato che le autorità preposte, regionali e governative, non hanno preso in seria considerazione le conseguenze sull’ambiente dell’impianto presentato dalla OLT. La movimentazione di sedimenti marini costituiti dai fanghi di dragaggio del porto di Livorno che, colpevolmente, furono sversati in quell’area prima che un decreto del Ministero dell’ambiente bloccasse l’operazione; i danni al trapianto di posidonie effettuato nell’area; lo sversamento in mare di una quantità ignota di candeggina, necessaria a tenere in efficienza l’impianto di raffreddamento; l’impatto sull’ambiente marino di una quantità altrettanto ignota di acqua fredda, l’emissione di una quantità imprecisata ma notevole se si considera il precedente dell’unico rigassificatore in funzione in Italia, quello di Panigaglia di “vapori di boill off”, cioè di metano rilasciato durante le operazioni di travaso fra le gasiere e il terminale: queste sono tutte questioni che l’iter autorizzativo ha accuratamente evitato di approfondire, limitandosi ad accettare le poche e insufficienti informazioni presentate dalla società proponente. La terza questione che Le vorremmo presentare è l’impatto che il rigassificatore avrebbe su una zona internazionalmente riconosciuta come “Santuario dei cetacei”. La VIA afferma che il Comitato Nazionale di Pilotaggio del Santuario dei Mammiferi Marini avrebbe emesso un parere sulla compatibilità fra “Santuario” e rigassificatore. In realtà questo Comitato, in collaborazione con la nota associazione ambientalista Greenpeace, ha dimostrato come tale affermazione non risponda a verità e che solo una rozza deformazione di documenti presentati dalla OLT ha consentito agli estensori del decreto VIA di poter fare un’affermazione chiaramente falsa. Su tale questione questo Comitato ha presentato un esposto alla magistrature livornese. In effetti, il Comitato di pilotaggio non ha mai espresso tale parere di compatibilità e, probabilmente, si sarebbe ben guardato dal farlo ben sapendo che il “Santuario dei cetacei” è stato inserito nella lista delle Aree Specialmente Protette del Mediterraneo dell’apposito Protocollo (SPAMI Protocol) della Convenzione di Barcellona. L’art. 6 del Protocollo SPAMI, prevede, tra le misure di tutela ambientale, che siano regolamentate ed eventualmente vietate quelle attività che possano danneggiare e/o disturbare specie ed habitat delle Aree in questione. Sono vietate anche le attività di dumping e lo scarico di rifiuti o di altre sostanza che, direttamente o indirettamente, possono danneggiare l’area protetta. Proprio in questi giorni il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva sulla difesa delle zone e regioni marine che ribadisce questi principi. Le domandiamo se ritiene che la Capitaneria di porto di Livorno, redigendo l’atto di concessione demaniale, sia autorizzata a generare il delitto di danneggiamento aggravato di beni di pubblica utilità previsto dalla normativa vigente nei riguardi di chi immette nell’ambiente sostanze che alterino o anche solo impediscano la fruibilità di un bene pubblico come deve essere considerato il “Santuario dei cetacei”. Infine, egregio Comandante, le vogliamo far presente la questione della sicurezza dell’impianto. Tale questione richiederebbe, da sola, uno studio serio e approfondito, poiché, per stessa ammissione della società proponente, quello di Livorno sarebbe il primo impianto al mondo del suo genere, cioè un terminale offshore posto su nave e non su piattaforma. Ebbene Le vogliamo far notare che questo studio serio e approfondito dei rischi di incidente non è mai stato realizzato dalla OLT, che non avendo ancora presentato il progetto definitivo non è in grado di specificare nei dettagli il funzionamento dell’impianto, né è mai stato seriamente richiesto da coloro che hanno la responsabilità della salute pubblica. In uno scarno studio presentato nel febbraio 2003 dalla OLT si è accuratamente evitato di prendere anche solo in considerazione l’ipotesi di “incidente catastrofico”, cioè rottura dei serbatoi per errore umano o impatto con altro mezzo, limitandosi a scartarla perché “altamente improbabile”. Ebbene noi Le domandiamo se un territorio che ha vissuto il dramma del “Moby Prince” possa ritenere “altamente improbabile” l’urto fra il terminale e una nave di passaggio. Tanto più che, diversamente da quanto sostenuto dalla società proponente, il tratto di mare in cui verrebbe installato l’impianto di rigassificazione è da considerarsi uno dei più trafficati d’Italia a causa delle navi dirette o provenienti dal porto di Livorno, navi, come Lei ben sa, di ogni tipo e dimensioni: petroliere, gasiere, chimichiere, porta contenitori. Sulle questioni legate alla sicurezza la Regione Toscana, pressata dalle legittime proteste di tanta parte delle popolazioni interessate, nel dicembre 2006 ha istituito una commissione internazionale di esperti incaricata di valutare i rischi dell’impianto, commissione di cui però si sono perse le tracce. Le domandiamo, egregio Comandante, se, alla luce di quanto sopra esposto, reputi che la Capitaneria di porto, nella sua qualità di ente pubblico incaricato anche della sicurezza in mare, debba prendersi la responsabilità di dare la concessione demaniale per un impianto legittimamente considerato ai sensi della Direttiva comunitaria “Seveso” come “impianto industriale pericoloso” installato per di più nelle vicinanze di un comprensorio, quello di Livorno-Collesalvetti, riconosciuto per legge “ad alto rischio di incidente rilevante”. Ci auguriamo di aver contribuito a darLe una visione complessiva delle conseguenze degli atti posti in essere dalla Capitaneria di Porto di Livorno e, se Lei lo riterrà opportuno, saremmo lieti di poterLe illustrare e approfondire quanto riferito in questa nostra breve comunicazione. Distinti saluti.
Il Comitato contro il rigassificatore di Pisa e Livorno
Livorno, 22 dicembre 2007
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