Convegno 29/03/08

"Per preparare i miei servizi - ha raccontato Michele Buono della redazione di Report - ho girato un po' in tutta in Europa. In Germania ho visitato il porto di Wilhelmshaven nel mare del Nord. dove stanno studiando forme innovative per ricevere gas liquefatto via mare. Ho parlato col Sindaco della città e col Segretario di Stato per l'Economia. Quando gli ho domandato perché non facessero come in Italia dove si progettano terminali in ambito portuale o in mare aperto, il Segretario di Stato per l'Economia, un po' meravigliato, mi ha risposto che un'autorizzazione per un'infrastruttura di questo tipo può essere data solo dopo un ampio dibattito pubblico tra la popolazione ineteressata considerato la pericolosità di tali terminali".

Michele Buono, un giornalista con la schiena dritta come lo ha definito qualcuno, ha fatto il suo intervento ricco di spunti e informazioni sui reali motivi della scelta di costruire una moltitudine di rigassificatori in Italia (almeno 13 i progetti conosciuti secondo un recentissimo documento del Ministero sviluppo economico) durante il convegno organizzato dal Comitato contro il rigassificatore e svoltosi sabato 29 marzo al centro culturale Il Grattacielo di Livorno.

Un pomeriggio intensissimo al quale hanno partecipato almeno 150 persone che hanno affollato la bella sala di via del Platano, troppo piccola però per ospitare tutti gli intervenuti. Il convegno era stato aperto dalla relazione curata da Mario Martelli del Comitato contro il rigassificatore, che ha delineato le questioni legate alla guerra del gas che si sta svolgendo nei quattro angoli del mondo e che, se le popolazioni non sapranno imporre un'inversione di tendenza, rischia di portare ad una crisi senza precedenti perché, come ha dimostrato dati alla mano Martelli, di gas agli attuali tassi di crescita ce n'è ancora per una diecina di anni. Ma poi?

Bobo Aprile del Comitato contro il rigassificatore di Brindisi ha riassunto le lotte che hanno costretto il governo Prodi, incalzato dalla Commissione europea, ad annullare l'autorizzazione data alla potente multinazionale inglese BG. Una vicenda, quella brindisina, che ha visto la popolazione unita nel rifiutare un impianto pericoloso e che ha costretto anche la magistratura ad intervenire contro un ceto politico corrotto e predatore. La battaglia contro il rigassificatore non è ancora finita perché la volontà del governo Prodi è quella di non lasciare al proprio destino la multinazionale inglese. Attualmente è in corso la Valutazione di impatto ambientale che vede i comitati e le associazioni impegnate in una dura opera di controinformazione.

Alessandro Giannì, responsabile della campagna mare di Greenpeace, ha brevemente delineato i motivi dell'opposizione della nota associazione ambientalista, legati all'utilizzo del mare come sito industriale e all'inserimento di questo ecomostro nel Santuario dei cetacei. Ma Giannì ha anche evidenziato alcune "porcherie" contenute nella VIA, ricordando come nel recente Consiglio provinciale "aperto" (sic) le sue denuncie su queste "porcherie" siano state accolte dai politici presenti come se fossero cose "normali" sulle quali non era il caso di perdere troppo tempo. "Evidentemente per loro le porcherie sono cose normali."

E' seguita l'intervista, curata dl Comitato contro il rigassificatore, a Serge Latouche, storico teorico della decrescita

 

(*) E' seguita l'intervista, curata del Comitato contro il rigassificatore, a Serge Latouche, storico teorico della decrescita. Latouche ha messo in rilievo come si tratti, a questo punto, di mettere in questione non solo la problematica dell'energia e del gas, questione al centro di affari internazionali e giustificata da essi piu' che non da esigenze reali delle popolazioni. Piu' ancora, si tratta di rimettere in discussione un modello di sviluppo nefasto, che in nome della crescita economica continua e infinita si scontra con i limiti del pianeta, che viene devastato sia ecologicamente che socialmente. Si tratta piuttosto di avviare il "circolo virtuoso" della decrescita, solo modo per invertire la rotta e uscire dal disastro sviluppista, il che significa anche ridisegnare quasi del tutto la societa' secondo coordinate diverse, con grande scorno per i "signori della crescita" e il sistema ad essi legato. (*)

Luca Pardi, di ASPO Italia, l'associazione che raggruppa coloro che studiano la questione del picco del petrolio e, più in generale, delle fonti di energia non rinnovabili, ha centrato il suo intervento sulla spiegazione di cosa sia il "picco" delle fonti fossili e dell'uranio ("non una teoria ma un fenomeno fisico"), evidenziando che secondo studi ormai largamente condivisi il mondo oggi sta vivendo all'interno del "picco" del petrolio visto che da anni la produzione di "oro nero" ristagna. Nella seconda parte del suo intervento Pardi si è soffermato sulla questione se la carenza di fonti energetiche permetterà nel futuro di mantenere gli attuali stili di vita e, soprattutto, l'attuale numero di terrestri che ben difficilmente potrà continuare ad aumentare ai ritmi dell'ultimo secolo. Anzie è probabile una contrazione, speriamo non traumatica.

L'ultimo relatrore, Paolo Stefanini, di Italia nostra, ha inizialmente elencato una serie di "buone pratiche" che paiono ovvie ma che difficilmente ognuno di noi osserva e che pure sarebbero importanti se non altro perché oltre agli effetti concreti sul piano del risparmio delle risorse e della diminuzione di inquinamento (due esempi: lo spreco di acqua e l'inquinamento provocato dalla moda del momento, gli autocarri mascherati da autovetture denominati SUV) esse segnerebbero anche una precisa presa di coscienza culturale. Stefanini ha poi evidenziato i difetti congeniti del nucleare, che molti imbecilli vorrebbero rilanciare, e i pregi ma anche i difetti delle fonti rinnovabili, sottolineando la centralità del ricorso al solare più che all'eolico.

Per permettere la maggior partecipazione del pubblico, il convegno era congegniato in modo da prevedere al termine di ogni relazione domande o richieste di chiarimenti. Alla fine delle relazioni previste si è aperto invece un dibattito più generale durante il quale è stato evidenziato da Maurizio Marchi, referente locale di Medicina democratica, lo stato pessimo della situazione sanitaria della zona Livorno-Collesalvetti-Rosignano e la scelta disastrosa della riconversione a gas operata, con l'avallo degli "ambientalisti del fare" di Legambiente, dalle multinazionali energetiche con la complicità dei governi succedutisi dal 1996 (varo del terrificante CIP 6) ad oggi. "Una scelta dissennata che non ci possiamo permettere ma che dovremo pagare per i prossimi anni".

Il convegno si è concluso ricordando i prossimi appuntamenti: la festa di fine aprile e la terza manifestazione cittadina contro il rigassificatore offshore della OLT, che il Comitato prevede per il 24 maggio.

La registrazione audio effettuata durante il convegno e le varie relazioni sono in corso di pubblicazione sul sito del Comitato contro il rigassificatore: www.offshorenograzie.it


Commento di Al Varo

Tra (*) il commento di Cybergodz

 

Di seguito le prime parti dell'audio del convegno (sono in formato file ".OGG")

 

Ultimo aggiornamento ( luned́ 22 febbraio 2010 )