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25 aprile 2010 al Calambrone |
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25 APRILE 2010: FESTA DELLA
LIBERAZIONE DEL MARE!
Il 25 aprile quest'anno, ci trova in lotta per riappropriarci del nostro bene comune: IL MARE! Bambini, bambine, pescatori, sognatori, diportisti, artisti, mamme, nonne, papà,vucumprà,vi aspettiamo il giorno 25 aprile, dalle 11 in poi,per trascorrere insieme una giornata di sole,davanti a quel mare sul quale vorrebbero installare il rigassificatore!
Portate secchielli,palette,palloncini, costumini,e la voglia di ritornare bambini! Giocheremo, canteremo,mangeremo,ed illustreremo le nocività che stanno incombendo sulla nostra città! Non staremo più muti come pesci, ma daremo voce anche a loro,e,per un futuro sicuro,grideremo:
no ai rigassificatori no alla trasformazione del mare in sito industriale no agli inceneritori no alle centrali a biomasse a filiera lunga sì alle fonti rinnovabili sì all'incentivazione di impianti industriali a basso impatto ambientale sì alla raccolta differenziata "porta a porta" sì alla sicurezza fisica e sociale
Basta con le contraddizioni,che vogliono farci credere che tutelano il Parco Marino della Meloria, ed accanto ci installano il rigassificatore!
Basta con la parola "compensazione"data a popolazioni che subiscono danni irriversibili a scapito della propria salute per l'installazione di grandi e devastanti opere ! Basta promettere occupazione in mansioni che attentano la salute pubblica!
BASTA BASTA BASTA ...ed ancora BASTA!!!
Riprendiamoci il nostro futuro e quello delle nuove generazioni
Il Comitato contro i rigassificatori Livorno Pisa Rosignano e tanti genitori che tengono alla salute ed all'avvenire dei loro figli 25 aprile 2010 - ore 11/18 Calambrone - Foce dello scolmatore |
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ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA 02042010 |
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Questa mattina una rappresentanza del Comitato contro il rigassificatore offshore di Livorno ha formalmente consegnato un esposto alla Procura della Repubblica di Livorno sottoscritto da oltre un centinaio di cittadini. L’esposto è stato inviato anche ai Sindaci di Livorno e Pisa, ai presidenti delle Provincie di Livorno e Pisa, al Presidente della Regione Toscana.
In sostanza con l’esposto si chiede se la Capitaneria di Porto di Livorno è legittimata ad ignorare la normativa vigente che individua il periodo (1 aprile-30 settembre) in cui effettuare i campionamenti delle acque marine ai fini della balneazione ("Testo aggiornato del Decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 1982, n. 470, recante: “Attuazione della direttiva (CEE) n. 76/160 relativa alla qualità delle acque di balneazione”, a seguito delle disposizioni correttive ed integrative di cui alla Legge 29 dicembre 2000, n. 422, di cui al Decreto- Legge 31 marzo 2003, n. 51 e di cui alla Legge 30 maggio 2003, n. 121"). Questa è la normativa cui ha fatto riferimento la Regione Toscana nella delibera della n. 839 del 28/9/2009, in cui ribadiva quanto già previsto dall’Autorizzazione alla realizzazione del rigassificatore del 23 febbraio 2006 e cioè che per preservare la salute dei cittadini i lavori in mare dovevano essere svolti nel periodo 1 ottobre / 31 marzo. Non si tratta di una questione formale ma sostanziale:posare ed ancorare al fondo marino le enormi catene necessarie a fermare le ancore che serviranno a tenere ferma una nave lunga oltre 300 metri, con una capacità media di rigassificazione di 11 milioni di metri cubi al giorno e una capacità di stoccaggio di 137.500 metri cubi di gas naturale liquido (GNL), sta comportando il rimescolamento dei fondali dove negli anni 1999-2000 sono state depositate centinaia di tonnellate di fanghi di escavo del porto di Livorno, fanghi che contengono sostanze inquinanti, cancerogene e mutagene (composti organostannici tra cui TBT) . Questi sedimenti saranno risospesi e spinti dalle maree sul lungomare pisano-livornese mettendo a rischio la salute dei bagnanti (si legga questa pagina della Comunità Europea: http://www.efsa.europa.eu/EFSA/efsa_locale-1178620753820_1178620762916.htm)
Estate 2010 a rischio dunque? Nel reiterare la richiesta di immediata sospensione dei lavori in mare facciamo appello ai cittadini che frequentano le nostre spiagge e agli operatori turistici, gestori dei bagni prima di tutti, perché si mobilitino contro questo attentato alla salute e alla sopravvivenza delle loro attività economiche.
Comitato contro il rigassificatore offshore di Livorno
Livorno, 9/4/2010 Livorno, 2/4/2010
ESPOSTO
Alla Procura della Repubblica di Livorno Alla Procura della Repubblica di Pisa al Prefetto di Livorno al Sindaco di Livorno al Sindaco di Pisa al Direttore sanitario della Asl di Livorno al Dipartimento di prevenzione - Servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Livorno al Dipartimento di prevenzione - Servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Pisa al Servizio veterinario della Asl di Livorno al Servizio veterinario della Asl di Pisa al Direttore generale dell’Istituto superiore di sanità al Presidente dell’Istituto superiore di sanità all’Arpat Toscana - sezione di Livorno al Presidente della Provincia di Livorno al Presidente della Giunta Regionale della Toscana al Direttore Regionale Energia e Rifiuti all’Assessore all’Ambiente della Provincia di Livorno all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana all’Assessore alla Sanità della Regione Toscana al Presidente della Commissione Ambiente del Senato al Presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato al Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati al Presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati I sottonotati cittadini espongono alle ss.ll. in indirizzo i fatti di seguito in elenco per i provvedimenti che ritengano di dovere assumere in base alla propria competenza.Si inoltra altresi' alla Autorità Giudiziaria competente per territorio analoga comunicazione qualora le informazioni sotto riportate costituiscano notizia che rileva ai fini dell'azione penale di cui è titolare.
Si rappresentano i seguenti fatti: rileva agli esponenti che il Decreto Ministeriale di Autorizzazione del 26.02.2006 contempla 27 prescrizioni cui Olt deve assogettarsi nella fase di realizzazione del progetto; fra queste la n. 4 che recita "I lavori di scavo della trincea, di posa e di interro della condotta sottomarina devono avvenire fuori della stagione estiva, del periodo di balneazione ed anche del periodo di campionamento delle acque ai fini dell'idoneità alla balneazione" (che inizia il 31 marzo di ogni anno). L'ordinanza n. 28/2010 della Capitaneria di Porto permette invece il proseguimento dei lavori in mare "indicativamente" fino al 18 aprile o fino a che necessario. I lavori di interramento di enormi catene al fondo per l sistema di ancoraggio della nave rigassificatrice sono funzionalmente ricollegabili a tale prescrizione. rileva altresi' come la posa dei tubi unitamente alla messa in opera delle ancore avvenga nella zona che nel 2000 è stata oggetto del deposito dei fanghi di dragaggio del porto di Livorno. E' bene ricordare che tale deposito fu bloccato dal Ministero dell'ambiente dopo le denunce dell'Archeoclub di Livorno e un clamoroso blitz di Greenpeace che rivelò la presenza nei fanghi di dragaggio portuale di TBT una sostanza che provoca morte in mare e crea gravi problemi all'uomo. Rimuovere quei fanghi creandone la risospensione e nuova diffusione causata dalle maree, vuol dire rimettere in circolo quelle sostanze altamente tossiche, mutagene, degenerative, cancerogene per cui ne fu ordinata la sospensione. Si tratta di una operazione estremamente pericolosa per i bagnanti di tutto il lungomare da Livorno a Marina di Pisa che ormai fra poche settimane frequenteranno il nostro mare. rileva ulteriormente agli esponenti che in data 19/02/2009 gli organi della Capitanerie e gli ingegneri della Saipem convocavano gli organi di informazione in una conferenza stampa congiunta per comunicare le caratteristiche dell'intervento di posatura dei cavi prodromico alla installazione della pipeline dell'impianto di rigassificazione. Nella circostanza,con modalità che sottoponiamo alla verifica delle SS.LL, pur nella indeterminatezza del regime concessorio relativo allo sfruttamento dello specchio acqueo demaniale corrispondente all'area costiera di Calambrone, l'organo statale di controllo esplicava di concerto con il soggetto attuatore dell'intervento e presunto concessionario dello specchio acqueo demaniale le caratteristiche di funzionamento del terminale di rigassificazione e del suo eventuale impatto ambientale ciò premesso, se ne evince in primo luogo che l'autorizzazione rilasciata con ordinanza n. 28/2010 della Capitaneria di Porto viola manifestamente la delibera della Regione Toscana n 839 del 28/9/2009; che in secondo luogo quest'ultima non è l'unica violazione delle prescrizioni previste;risulta infatti palese agli esponenti la violazione delle prescrizioni n.14 e n.15 (che dettano criteri per salvaguardare le popolazioni che vivono attorno alle vie di comunicazione). I blocchi stradali evidenziano la flagranza della violazione.
In relazione a quanto sopra descritto gli esponenti chiedono agli organi competenti l'adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti volti a limitare, per quanto di competenza, l'effetto flagrante e nocivo delle violazioni alle prescrizioni emanate dagli organi di prevenzione amministrativa previo accertamento delle responsabilità di procedimento. Contestualmente chiedono all'Autorità Giudiziaria di valutare la repressione degli abusi e delle frodi eventualmente generati dal fatto delle flagranti violazioni e prodottisi in capo ad organi dell'Amministrazione dello Stato Contestualmente chiedono all'Autorità Giudiziaria se si siano verificati abusi,omissioni od eccessi di potere in capo ad esponenti delle Amministrazioni dello Stato competenti per territorio o siano state commesse frodi in flagrante violazione delle prescrizioni descritte da parte dei soggetti privati destinatari ed attuatori delle autorizzazioni.
In particolare poi, gli esponenti si rivolgono agli organi competenti invocando:
l'immediata sospensione dei lavori in mare la revoca dell'ordinanza della Capitaneria; la verifica immediata di legittimità o opportunità in riferimento ad ogni atto amministrativo e/o ordinanza emanato dalla Capitaneria di Porto in attesa delle ulteriori verifiche richieste in merito; l'attivazione di tutte le procedure a tutela della sanità pubblica e ambientale la diffusione costante e pubblica tramite stampa ed internet di tutte le analisi effettuate nei tratti di mare da sud di Livorno a Marina di Pisa Se quanto richiesto non avvenisse, i rischi derivanti da un'acqua di mare in cui si trovano TBT, DBT, TPT e i DOT (vedi allegata relazione adottata dall'EFSA – European Food Safety Autorithy - predisposta da un gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare su richiesta della Commissione di valutare i rischi sanitari per i consumatori associati all’esposizione ai composti organostannici presenti nei prodotti alimentari (Richiesta n. EFSA-Q-2003-110) - Adottato il 22 settembre 2004 ), potrebbero procurare danni irreversibili all'ambiente, alla salute dei cittadini e bagnanti, di cui tutti gli enti, istituzione e organi di controllo potranno essere chiamati a rispondere.
=============== APPENDICE SUL TBT =============== dal sito della Comunità Europea sulla sicurezza alimentare:vediamo cosa sono i TBT e cosa comportano
Sintesi Al gruppo di esperti scientifici è stato chiesto di valutare i potenziali rischi per la salute umana derivanti dal consumo di cibi contaminati da composti organostannici (OTC), sulla base delle stime eseguite in Europa delle quantità assunte. È probabile che la principale fonte di OTC negli alimenti siano i composti trisostituiti [per esempio, tributilstagno (TBT) e trifenilstagno (TPT)], usati ampiamente sia come pesticidi, sia come biocidi nei prodotti per la conservazione del legno e nelle vernici antivegetative utilizzate nell'industria navale. Gli OTC mono- e di-sostituiti [per esempio, monometilstagno (MMT), dimetilstagno (DMT), dibutilstagno (DBT), mono-n-octilstagno (MOT) e di-n-octilstagno (DOT)] sono solitamente usati in proporzioni diverse in miscele quali gli stabilizzatori di PVC (cloruro di polivinile), mentre i dialchilstannici sono stati approvati come stabilizzatori di PVC per i materiali a contatto con gli alimenti. Gli OTC sono contaminanti lipofili scarsamente solubili in acqua e facilmente adsorbiti al particolato in ambiente acquatico. Essi pertanto si accumulano nei sedimenti, ove sono relativamente persistenti e negli organismi bentonici quali le vongole. Gli OTC tendono ad accumularsi nei pesci e in altri organismi acquatici. Si ritiene che gli OTC siano assorbiti attraverso il tratto gastrointestinale non soltantonegli animali di laboratorio, ma anche nell’uomo, e che gli OTC trisostituiti siano biodegradati a composti di- e monorganostannici. Il gruppo di esperti ha concentrato la propria analisi sugli OTC più tossici, ossia TBT, DBT e TPT (presenti soprattutto nei pesci e altri prodotti ittici), per i quali erano disponibili banche dati di esposizione. Il gruppo di esperti ha inoltre ritenuto opportuno valutare la tossicità dei DOT, in quanto, sebbene non siano presenti nel pesce, essi esplicano un’azione immunotossica simile a quella degli OTC. In particolare, il TBT e il TPT sono molto tossici per gli organismi acquatici e mostrano un complesso profilo di tossicità nei roditori. Tendono inoltre a bioaccumularsi attraverso la catena alimentare (in particolare nei pesci e prodotti ittici). Già a basse concentrazioni (1 ng/L in acqua) il TBT e il TPT provocano un fenomeno di mascolinizzazione (denominato “imposex”) nelle lumache femmina e nei pesci, ad indicazione che agiscono come distruttori endocrini. Tale attività endocrina è ulteriormente comprovata dalla tossicità a carico del sistema riproduttivo e dello sviluppo riscontrata nei roditori anche a dosi relativamente basse (circa 1 mg/kg di peso corporeo/die). L’endpoint tossicologico critico per la valutazione del rischio è stato individuato nell’immunotossicità. Altri endpoint tossicologici considerati nella redazione del presente parere hanno incluso la tossicità riproduttiva e sullo sviluppo, la genotossicità, la cancerogenicità e la neurotossicità. Per l’ossido di TBT è stata identificata una dose di non effetto (no-observed adverse effect level - NOAEL) per l'immunotossicità di 0,025 mg/kg di peso corporeo/die in studi di tossicità cronica per via orale. Poiché TBT, DBT, TPT e i DOT esplicano i loro effetti immunotossici con modalità e potenza analoghe, il gruppo di esperti scientifici ha ritenuto ragionevole stabilire una dose giornaliera tollerabile (tolerable daily intake, TDI) applicabile a tutto il gruppo degli OTC. In assenza di studi specifici sugli effetti combinati è sembrato plausibile che gli effetti immunotossici di questi composti siano additivi. Applicando un fattore di sicurezza di 100, è stata stabilita una TDI complessiva di 0,25 μg/kg di peso corporeo per i composti TBT, DBT, TPT e DOT (sulla base della massa molecolare dell’ossido di TBT, questa TDI complessiva è di 0,1 μg/kg di peso corporeo se espressa sulla base del contenuto di stagno, o di 0,27 μg/kg di peso corporeo se espressa come cloruro di TBT). L’analisi statistica dei dati SCOOP (sistema di cooperazione scientifica sulle questioni di carattere alimentare), inviati da otto Stati membri europei, ha mostrato che la distribuzione delle concentrazioni di OTC si estende a diversi ordini di grandezza e ha un andamento asimmetrico. Ciò si spiega con la straordinaria varietà degli organismi considerati, quali pesci di allevamento e non, molluschi, crostacei, cefalopodi e echinodermi. Sulla base dei dati totalmente aggregati relativi a pesce e prodotti ittici, le mediane delle concentrazioni di TBT, DBT e TPT sono risultate rispettivamente pari a 7,0, 2,5 e 4,0 μg/kg di peso, mentre i corrispondenti valori medi erano di circa 4-7 volte superiori. Le concentrazioni di OTC nei prodotti ittici (pesce escluso) sono generalmente più elevate rispetto a quelle riscontrate nel pesce. Sebbene il rapporto europeo SCOOP presentasse pochissimi dati sui DOT, essi erano comunque sempre inferiori al limite di determinazione. I calcoli della quantità assunta, basati sul consumo di pesce e prodotti ittici in Norvegia, assunto a paradigma di elevato consumo in Europa, hanno mostrato che l’assunzione combinata di TBT, DBT e TPT calcolata sulla concentrazione mediana era di 0,018 μg/kg di peso corporeo/die (circa il 7% della TDI complessiva proposta). La stessa dose calcolata su base media era di 0,083 μg/kg di peso corporeo/die (circa il 33% della TDI complessiva proposta). Le dosi assunte dai “forti consumatori” erano stimate in 0,037 (mediana) e 0,17 μg/kg (media) di peso corporeo/die, pari rispettivamente al 15% e 70% della TDI complessiva. Il gruppo di esperti scientifici ha notato che il consumo di pesce, molluschi e altri organismi marini provenienti da aree altamente contaminate, come le zone in prossimità dei porti o di rotte marine molto utilizzate, può comportare un’assunzione di OTC superiore alla TDI complessiva. Pubblicato: 26 ottobre 2004 |
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 aprile 2010 )
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Da Livorno a Priolo contro i rigassificatori |
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http://www.terranews.it/news/2010/03/la-minaccia-dei-rigassificatori (g.c.)
La minaccia dei rigassificatori MOBILITAZIONE. Da Nord a Sud della penisola i cittadini scendono in piazza per protestare contro la costruzione degli impianti Da Livorno a Siracusa, passando per la piana di Gioia Tauro, si accende la protesta contro i rigassificatori. In tutti e tre i casi, gli impianti che trasformano il gas dallo stato liquido a quello gassoso si inseriscono all’interno di territori già profondamente compromessi dal punto di vista ambientale. La scintilla parte da Livorno dove, il 20 marzo, il Coordinamento contro il rigassificatore offshore è sceso in piazza per opporsi «al primo rigassificatore galleggiante al mondo» e dare inizio a una “vertenza Livorno”. Un impianto che sta per essere realizzato dalla Offshore Lng Toscana spa (Olt) a venti chilometri dalle coste livornesi, nel bel mezzo del “Santuario internazionale dei cetacei”. Qui la procedura di rigassificazione provocherà il raffreddamento, ogni giorno, di 620 milioni di litri di acqua marina alla quale verrà aggiunto del cloro per impedire la formazione di alghe negli impianti di “vaporizzazione” del gas. Acqua che poi si riverserà in mare provocando gravi alterazioni dell’ecosistema. Inoltre, la struttura si trova in una zona sismica, con condizioni meteo climatiche instabili «con conseguenze che non possono essere valutate con certezza» spiega il Coordinamento «dal momento che si tratta del primo rigassificatore a mare esistente e che non è stato portato avanti alcuno studio dei rischi e dei possibili incidenti a riguardo. Il tutto senza permettere alla popolazione il referendum richiesto nel 2003». Ma il rigassificatore a mare, già approvato, non è l’unico progetto nocivo in previsione sul territorio livornese: anche a Rosignano, 26 chilometri da Livorno, dove sorge il Polo chimico della Solvay, la Edison ha avanzato la proposta di un secondo rigassificatore. A tutto questo si somma l’autorizzazione per due nuove centrali a biomasse, una a Livorno e una a Piombino, che si aggiungeranno a quelle già esistenti sul territorio e che, nonostante il Piano energetico della Regione Toscana vincoli queste centrali alla filiera corta per ridurre l’inquinamento derivante dal trasporto, riceveranno olio di palma da bruciare dai Paesi del Terzo mondo, «in evidente contrasto - commenta il Coordinamento - con la normativa italiana che stanzia Certificati Verdi per queste strutture». E ancora. Nuovi inceneritori, anche per rifiuti industriali, e la proposta di riconvertire a carbone le centrali Enel di Livorno e di Piombino, attualmente funzionanti a olio combustibile. Sabato, alla mobilitazione livornese, hanno risposto i cittadini di Priolo Gargallo, Melilli e Augusta, nel siracusano, riuniti nel Comitato in Difesa del referendum sul rigassificatore, ribattezzato “Comitato stavolta decidi tu” dallo slogan della campagna referendaria che nel luglio 2007 ha permesso alla popolazione, che si recò in massa alle urne, di esprimersi contro l’impianto. «Siamo scesi in piazza per chiedere il rispetto del Trattato europeo di Aarhus (in Italia legge 108/2001, ndr) che prevede il coinvolgimento popolare prima di realizzare opere di questo tipo», spiegano dal Comitato: «Infatti, nonostante il successo del referendum, il documento non è stato inserito nelle procedure per la concessione della Valutazione di impatto ambientale e la nostra voce non è stata ascoltata». Anche in questo caso il sito individuato per la realizzazione dell’opera è posizionato in un’area sismica, pesantemente contaminata da stabilimenti nocivi e da stoccaggi di sostanze infiammabili, in prossimità di centri abitati. Mobilitazioni anche in Calabria, a San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro, dove domenica pomeriggio si è svolta un’assemblea pubblica sul rigassificatore che la Lng Medgas vorrebbe costruire nella zona del porto. La motivazione, strumentale, addotta alla costruzione di questo impianto è quella di scongiurare il rischio che l’Italia resti a corto di gas. «Eppure - spiegano dal coordinamento San Ferdinando in movimento - l’Eni stessa, in un documento del 2003, prevedeva, intorno al 2015, una quantità di gas prodotta dal nostro Paese eccedente il fabbisogno». Il tutto, con la costruzione di ulteriori due impianti rispetto al 2003, «mentre oggi se ne vorrebbero realizzare, oltre agli esistenti, altri dieci in tutto il territorio nazionale». Tornando alla Piana di Gioia Tauro, invece, il nuovo rigassificatore andrebbe a inserirsi in un territorio gravato da inceneritori, discariche, centrali a turbogas e a biomasse, elettrodotti. Anche qui, come a Livorno e a Priolo, tante nocività per un unico territorio.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 aprile 2010 )
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